Non sorprendono i dubbi che per adesso stanno nascendo sugli inceneritori.
Riguardo al confronto tra la pericolosità ambientale delle discariche e degli inceneritori certamente c’è alcun dubbio.
Le discariche sono (anche quelle a norma di legge) un disastro ambientale e questo è incontrovertibile, ma se questo è vero è altrettanto vero che gli inceneritori rappresentano un disastro ambientale d’ordine superiore rispetto alle discariche. Questo perchè non esiste una via di scampo da un punto di visto delle leggi della natura.
Quando un rifiuto viene bruciato in dipendenza dalla temperatura con la quale viene bruciato si possono presentare due situazioni:
se la temperatura è inferiore agli 850°C (temperatura di scissione della molecola di diossina) allora è sufficiente che una parte, anche minima, organica (cioè con presenza di carbonio) del rifiuto interagisca con delle tracce di cloro (presenti in qualsiasi composto macroscopico) che venga creata la molecola di diossina tanto conosciuta e temuta. Sulla sua pericolosità, almeno questo, nessuno (o quasi) ha più alcun dubbio ed è infatti quì che giocano gli inceneritoristi. E’ notizia di qualche giorno fa che l’inceneritore di Terni è stato chiuso perchè produceva diossina perchè lavorava a basse temperature. Ma se i magistrati fossero supportati da legislatori che sappiano di cosa scrivono avrebbero chiesto la chiusura già da anni tutti gli inceneritori d’Italia. Infatti questi, anche il più famoso (quello di Brescia), è vero che raggiungono temperature di poco superiore agli 850°C ma non sanno che quella è una temperatura di picco. Se il legislatore capisse anche qualcosa di scienza dovrebbe imporre al costruttore di rendere nota oltre alla temperatura media di incenerimento il gradiente termico verticale della griglia mobile sulla quale vengono posti i rifiuti da incenerire. Ma in ogni caso poiché è impossibile ottenere un sistema termico omogeneo (la stessa temperatura in ogni punto del forno) anche qualora la temperatura media fosse ben al di sopra dei famigerati 850°C (cosa non conveniente da un punto di visto del costo energetico per alimentare il forno) si avrebbe in ogni caso produzione di diossina.
Per quanto riguarda la pericolosità delle discariche questa risiede soprattutto nel fatto che in questo caso non è monitorabile la diossina ed il gas nocivo d’altro genere da queste certamente rilasciate (e pertanto sono dannosissime) però è altrettanto certo che queste non producono particolato in grosse quantità come fa un inceneritore.
Il nanoparticolato prodotto dai nuovi termovalorizzatori è dovuto alle alte temperature che raggiungono e che, anzi, devono raggiungere perchè glielo impone il legislatore che è a conoscenza soltanto del pericolo diossina. Il particolato prodotto ad alte temperature non è più il pm10 di cui si parla quando si fa il confronto con l’inquinamento da combustibile fossile (benzina) ma è il pm 2,5 ed il pm 0,1 rispettivamente 4 volte e 100 volte più piccolo del pm10.
E’ per questo che gli inceneritoristi possono affermare che i loro giocattolini inquinano meno delle automobili: perchè la loro definizione di inquinamento è relativa a ciò che il nostro legislatore afferma essere inquinante.
Tale particolato non è mai stato preso in considerazione per un semplice motivo: non esiste e mai esisterà alcun sistema di filtraggio in grado di bloccarlo. Il filtro a manica utilizzato dall’inceneritore di Brescia ha delle maglie di dimensioni dei 5 - 6 micron (molto più grande del pm0,1) quindi capite bene come voler fermare il nanoparticolato con questo sistema sarebbe come voler fermare le mosche coi cancelli. Sulla pericolosità del pm0,1 esiste uno studio della Dott.ssa Gatti che sta tentando di dimostrare come sia sufficiente la presenza di UNA SOLA di queste particelle a causare una mutazione genetica che sarà poi quella che porterà allo sviluppo di un cancro.
Ripeto: ancora non è del tutto comprovato, ma se il principio di precauzione ha un qualche senso.
E’ sacrosanto temere il No agli inceneritori senza che venga considerata una soluzione alternativa immediatamente attuabile. E per questo noi non vogliamo soltanto dire NO agli inceneritori (o termovalorizzatori) ma vogliamo anche dare le soluzioni alternative ed immediate.
Un ripiego immediato è quello della bonifica della discariche già esistenti sul nostro territorio così come si fa in tutto il mondo civile. E poi ovviamente, dato che la stessa costruzione degli inceneritori prevede del tempo perchè non impiegare questo stesso tempo per realizzare degli impianti di compostaggio, trattamento meccanico biologico? Questo sempre che si ritenga che non siamo ancora in grado di utilizzare gli impianti di dissociazione molecolare…
Perchè allora non realizzare impianti di differenziazione dell’indifferenziato, effettuare una vera raccolta differenziata, ridurre le produzioni di rifiuti a monte con decine di idee semplice e a costo zero? Tutte le altre alternative ben integrate nella loro interdipendenza sono esposte dal Prof. Paul Connet (docente di chimica industriale alla St. Lawrence university) con la sua teoria rifiuti zero che a San Francisco, città con la stessa popolazione di Palermo, ha trovato attuazione raggiungendo traguardi insperabili.
Se tutto questo si crede che abbia un costo insostenibile, intanto si pensi a quanto risparmierebbe il sistema sanitario nazionale e poi basta porsi una domanda: “ha un costo la nostra salute?”.
PS: Continua l’operazione Diffidiamoli tutti….

















A breve pubblicherò un articolo con i link ad alcuni dei lavori scientifici che fanno parte della vasta letteratura scientifica anti-inceneritorista.
Sarà interessante leggere coi propri occhi i lavori degli scienziati senza alcun filtro.
Grande! La conoscenza prima di tutto! Prendo esempio da te.
Si rimane allibbiti nel sapere quante cose ci vengono nascoste, si prende sempre di più coscienza di un’Italia in declino, passare al differenziato dall’oggi al domani sarebbe auspicabile.
Un consiglio semplice da padre di famiglia, evitare il più possibile di comprare acqua confezionata, ci rimane plastica a non finire, meglio ritornare alla passeggiata settimanale nelle fontane comunali, scambiare quattro chiacchere con le persone in attesa e oltre al risparmio che oggi è da tenere in considerazione, abbiamo fatto anche la nostra piccola parte per ridurre dei rifiuti.
Saluti Pino
meglio una discarica!
http://www.notermovalorizzatorepalermo.blogspot.com
Meglio la discarica
epistola a Sgarbi .
la regione siciliana non da i permessi per l’eolico
a causa delle linee sature ma se supponiamo l’eolico
che si dovrebbe fare a gela produrrebbe idrogeno
per il polo industriale di Siracusa e Gela sarebbe un affare per
tutti nessuno escluso : infatti il petrolchimico utilizza
petrolio per trasformarlo in idrogeno danneggia
operai e popolazione locale mentre l’idrogeno prodotto
dall’eolico è ad impatto ambientale zero …
infatti l’energia prodotta non è bruciando petrolio ma
catturando energia dal vento ed infine trasformata per
elettrolisi in idrogeno : elettrolisi - la reazione chimica produce
ossigeno ed idrogeno, infine l’idrogeno bruciato viene
trasformato in vapore d’acqua —
per trasportare l’idrogeno basterebbe un idronodotto
ed a realizzarlo non è un arca di scienze nè costerebbe
una spesa eccessiva .
aiutiamo a spezzare il clima torrido che ha distrutto un terzo delle foreste del sud .
non bruciamo carbone o petrolio che uccidono e danneggiano un intera
popolazione e gli stessi operai che vi lavorano per non parlare
dei danni provocati dalle temperature impazzite che possono provocare terremoti
ed uragani o maremoti come gli ultimi successi in Cina ed Indocina .
infine l’idrogeno potrebbe essere usato per le navi da
pesca e quindi pescare senza inquinare con un prezzo piu basso
del petrolio . Vorrei segnalare anche la zona che va dalla piana di Catania
ad agnone bagni si può realizzare un’altro parco eolico in grado di
soddisfare un milione di persone ?
insomma caro Sgarbi sfruttiamo il vento non è giusto che i petrolchimici
inquinano l’aria bruciando petrolio per trasformarlo in idrogeno catturiamolo
dal vento .