La nascita della Seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino - 18 Luglio 2008 Palazzo Steri- Palermo
Fra le 21 e le 21:30 viene data la parola a Salvatore Borsellino un leone, inizia subito il suo intervento con un tono deciso, sicuro, forte si vede che ha rabbia , forza e onestà. Nelle sue parole è chiara la voglia di non arrendersi ma ancor di più lo è quella voglia di non cadere nel rituale della commemorazione di una morte, quella del fratello Paolo Borsellino che da troppi anni viene celebrata dai suoi veri assassini, dai suoi mandanti, da chi ancora oggi dovrebbe combattere la mafia, i suoi derivati e i suoi germogli e invece li lascia crescere innaffiati dall’indifferenza, e infine viene celebrata dai complici con tanta ipocrisia che se un giorno si tramutasse in responsabilità questi complici si potrebbero chiamare cittadini onesti, persone vive.
Quello che sorprende è vedere che, nonostante il luogo non abbia una capienza elevata, fra quelle poche persone ve ne fossero alcune che alle parole dette da Salvatore Borsellino mostravano stupore, quasi incredulità si vedevano sguardi spiazzati come se non si aspettassero una sveglia così forte, come se quelle parole stavano disturbando un sonno lungo e pesante.
Quelle parole erano il bisogno di esternare la propria rabbia per un paese che ha scordato tutto, un popolo rassegnato che si è addormentato e scordato tutto in un sonno profondo avendo come cuscino la tv e i giornali che trasmettono le loro bugie, le loro manipolazioni, i loro silenzi, la loro necessità di trasmettere calma, di non alzare mai il volume per paura di svegliare la dormiente popolazione. Ed è proprio per questo che Salvatore non gridava solamente, come può sembrare inizialmente, ma parlava per farsi sentire da tutti coloro che erano lontani da lui, in un altro mondo dove tutto in fin dei conti sembra andare avanti e invece va indietro, sempre più indietro fino al punto di uccidere senza far esplodere nulla ma usando l’ indifferenza e il silenzio.
Finiti gli interventi di tutti i presenti si sente ancora la forza di quelle parole, la voglia di reagire di quella bocca ma ci si rende conto che per assurdo Salvatore Borsellino ha ruggito da una gabbia, si perchè purtroppo parlare in una piccola stanza è proprio uno dei mali di questi periodi, o meglio è proprio il non riuscire a parlare con un grandissimo numero di persone che rende poco efficaci queste parole, queste spiegazioni. Se non si scende nelle piazze, nelle vie, sarà tutto molto bello ma potrà servire solo per sentirsi un po’ meno estranei in questo paese di lamentosi incoerenti, ci vuole invece il coraggio di quelle parole per sconfiggere la paura che non cambierà mai nulla perchè come disse Paolo Borsellino:
“E’ normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio.
Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.”
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Salvatore mi ha rifocillato l’anima, come se mi avesse ridato la carica come si fa con un carillon.
Per tutto il suo intervento non gli ho staccato gli occhi di dosso, più la sua voce si alzava e più si accavallavano i brividi lungo la schiena.
Il giorno dopo l’ho subito riascoltato su Radio Radicale, ma essere lì presenti è tutta un’altra cosa.
Tutti avrebbero dovuto ascoltare le sue parole, e sono felice che dopo anni di silenzio sia ritornato a parlare così, anzi a gridare così, anzi a ruggire così!
Mi ha un pò deluso il giorno dopo, aveva promesso che avrebbe sbottato …se alla commemorazione ci fossero stati i politici che lui pensava ed invece…..nulla di tutto ciò.
Vi erano, schifani, alfano ….Salvatore dove eri?