Scritto da Sybill-Silvia
Tra pochi giorni si apriranno i cancelli delle scuole, per accogliere i nostri bambini e i nostri ragazzi pronti ad iniziare un nuovo anno di formazione umana e culturale.
Ma sarà davvero così?
Gli insegnanti ed il personale non docente delle scuole dalla materna alle superiori sono sul piede di guerra contro il decreto legge del ministro per l’istruzione Mariastella Gelmini.
Cosa succede.
In televisione e sui giornali si sente parlare di grembiulino, voto in condotta, voto numerico alle scuole elementari e medie, ripristino dell’educazione civica e maestro unico. Mi chiedo… C’è qualcuno che spieghi nei dettagli questa riforma? Da quando non si insegnava più l’educazione civica? Che differenza fa avere il voto o il giudizio? Cioè se mi dicono “insufficiente” o mi dicono “4″ sono più contento o mi sconvolgo di meno? Perché tornare al maestro unico?
Eccola la vera domanda: “Perché tornare al maestro unico?”
La risposta del ministro è che pedagogicamente è più costruttivo, Tremonti afferma che ci farà risparmiare un mucchio di denaro mentre l’OCSE ci ricorda che la scuola primaria (elementare) è l’unica che funziona bene in Italia soprattutto grazie ai tre maestri. Chi ha ragione? Quanto ne sa l’avvocato Gelmini di pedagogia? Ci nasconde dei titoli per non vantarsi? È anche insegnante o pedagogista? No, la ministra non lo è. È un burocrate come tanti che per qualche motivo il presidente del consiglio gradisce in quel dicastero, sa apparire carina, sa obbedire a bacchetta al premier, sa che chi comanda ha deciso di mandare a rotoli quanto di buono c’è nella pubblica istruzione.
Pubblica, poi…
Quel che non si dice è che il decreto legge prevede di trasformare la scuola in fondazione.
Che significa.
Chiunque, ente pubblico o privato, potrà devolvere dei fondi alla scuola e per questo sedere nel consiglio di amministrazione della stessa scuola. Significa che questo privato o questo ente avrà capacità decisionale riguardo il piano dell’offerta formativa (che ogni scuola elabora annualmente per informare di come vengono svolte le attività curriculari, gli obiettivi della scuola, quali e quante attività extra curriculari vengono svolte ecc.), riguardo il programma annuale delle attività, il regolamento di istituto, che definisce i criteri per l’organizzazione e il funzionamento dell’istituzione scolastica, la designazione dei responsabili dei servizi e dei progetti e, dulcis in fundo, la nomina di docenti esperti e i membri esterni del nucleo di valutazione.
Quel che non si dice è che il decreto legge prevede la creazione di un albo regionale dei docenti, cui si accederà dopo avere conseguito l’abilitazione all’insegnamento. Da questo albo verranno nominati i docenti supplenti dagli uffici scolastici regionali che faranno un anno di lavoro in prova, sosterranno al termine l’ennesimo esame e quindi si potrà accedere ad un ulteriore concorso. I concorsi vengono banditi dalle scuole con cadenza almeno triennale, “secondo le esigenze della programmazione e al fine di effettuare la copertura dei posti disponibili e vacanti accertati dagli uffici scolastici provinciali e regionali”.
Facciamo due conti… Un corso ed un esame di laurea, un corso ed un esame di abilitazione, un anno di prova ed un esame finale (ossia, finora, dai 6 agli 8 anni di formazione se si resta “in corso”), un esame ogni tre anni almeno nelle scuole…
Perfettamente d’accordo con la teoria De Filippo: “Gli esami non finiscono mai”.
Ah, il ministro della commedia all’italiana!
L’associazione InFormalMente ha indetto una riunione per il personale della scuola, docenti e non, genitori e chiunque sia interessato alla materia, lunedì 22 settembre alle 15,30 presso l’ex Istituto Internazionale, piazza Alcide de Gasperi, durante la quale verranno discusse proposte ed iniziative per salvare la nostra scuola.
















