Scritto da Fabio Vento
Torno adesso da una bella e costruttiva giornata di protesta, divertimento, scambio di idee con gli amici della LAV, quando scopro sul sito del Meetup Palermo 3 che Giuseppe Gatì, il contestatore di Sgarbi ad Agrigento, è morto in un incidente sul lavoro.

“Non ti ho mai neanche stretto la mano, credevo ci fosse ancora tempo”: scrive questo sul “trafiletto” msn un’attivista del Meetup, e sembra leggermi nel pensiero.
Tu, Giuseppe, eri parte di quella sparuta generazione di piccoli eroi, senza bandiera ma con sguardo lontano, che sa ancora alzare la testa contro le angherie dei potenti. Piccoli eroi che si dicono semplicemente uomini normali non rassegnati a vivere una realtà anormale.
E tu eri il più “normale” di tutti, non fosse altro che vivevi ad Agrigento. Quella città vicina, vicinissima, dove vivono i miei parenti e dove ritorno ogni anno per le festività. In quella città spenta, adagiata in un torpore innaturale, sei stato un neo, un “quid” impazzito. Normale che lì per lì non ti abbiano compreso.

Ricordo la sorpresa di trovarti a fianco di Piero Ricca alla presentazione di “Alza la testa”. «Ho pensato che non sono io a dover andar via dalla Sicilia: deve andarsene chi continua a martoriarla». Poche e timide parole: ma anche se non avessi detto niente quell’appaluso ce l’avresti strappato lo stesso.
Quella volta non ti ho avvicinato, non ti ho stretto la mano. Avevo tanto da dirti… e non sapevo cosa dirti. E ora è insensatamente troppo tardi.
Non posso che ricordarti così, e ripetere le tue parole:

Viva Caselli! Viva il pool antimafia!














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Grazie Gatì, il tuo primo ed unico urlo farà eco per sempre
In una terra in cui la parte sana emigra, e la merda resta,
i tuoi principi non resteranno sterili. E’una promessa.
Ciao Giuseppe, il tuo silenzio non resterà vano in una terra in cui regna sovrano da decenni insieme all’ indifferenza e che tu hai avuto il coraggio di spezzare.