Rifugiati: Non solo numeri, real people, real needs’

I rifugiati sono persone come noi, che, per cause indipendenti dalla propria volontà, sono costrette ad abbandonare tutto quello che hanno: la propria casa, il proprio paese, il proprio lavoro e spesso i propri familiari. Per decidere di lasciare tutto e di ricominciare una nuova vita in un paese lontano, e talvolta ostile, è necessario un coraggio che va oltre la nostra immaginazione. Il  20 di giugno l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e tutte le organizzazioni partner hanno celebrato in tutto il mondo la giornata mondiale del rifugiato il cui tema è stato “Rifugiati, non solo numeri, real people, real needs’”. Persone reali, bisogni reali. Questa scelta mette in risalto come i rifugiati siano persone con i nostri stessi sogni, aspettative e necessità. Si tratta di persone che provano a ricostruirsi una vita in sicurezza, mettendo a disposizione le loro esperienze in quanto portatori di diversità culturale, per cui rafforzare il percorso di accoglienza e  integrazione non può che portare dei benefici all’intera comunità. In Italia il numero dei rifugiati ammonta a 47 mila circa,cifra in cui non sono inclusi i minori e solo 32 mila hanno chiesto lo status di rifugio. Il richiedente di asilo non è un immigrato come gli altri,sfugge ad una situazione drammatica,tanto che se rimpatriato rischierebbe la vita, basti pensare alla guerra civile  nello Sri Lanka, l’anarchia somala, l’offensiva anti- telebana in Pakistan, crisi che hanno provocato la fuga di intere popolazioni. Nel nostro bel paese il diritto di asilo viene garantito dall’art. 10 comma 3 della Costituzione che dice: “Lo straniero,al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Ma ahimè alla vigilia del 20 giugno l’Italia  ha respinto illegalmente verso la Libia un barcone di immigrati, senza alcun riguardo per donne e bambini,vittime di abusi e tratta di esseri umani,violando così il divieto di espulsione collettiva previsto dalla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti  dell’uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Inoltre ignobile,a parer mio,porre  nel prossimo e ancora lontano mese di ottobre all’ordine del giorno del Consiglio Europeo  il piano di emergenza sull’immigrazione , per cui viene spontaneo chiedersi “Ma cosa succederà per tutta l’estate ai migranti bloccati e respinti nelle acque del canale di Sicilia?”
Occorre aprire dei canali di accesso legale,bloccati nell’ultimo anno dal governo Berlusconi, in modo che i migranti bloccati in Libia o in altri paesi di transito possano arrivare in Italia o in altri paesi europei in modo regolare e protetto, garantendo la  loro sicurezza e la loro vita. Impedire al più presto i respingimenti collettivi, come quelli che l’Italia sta effettuando verso la Libia e l’Algeria , ma soprattutto garantire il diritto alla vita e il pieno rispetto del divieto di tortura e di trattamenti inumani previsto dalla Convenzione Europea e dalla Convenzione contro la tortura, adottata dalle Nazioni Unite.
Il prossimo G8 , che vedrà il riunirsi degli otto paesi più influenti politicamente ed economicamente del mondo , a l’ Aquila potrà essere occasione di mobilitazione per denunciare tali politiche di respingimento adottate dal governo italiano. Speriamo che le cose cambino
Scritto da Memole

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