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AGO
6th

Scuola: 1200 precari a rischio lavoro

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Riportiamo un articolo scritto da sybill-silvia e pubblicato su Palermo2013:

 

Riflessioni del 5 agosto

 

Dalle 10.30 alle 13 del 5 agosto in via Cavour a chiedere attenzione per il dramma della scuola, nel giorno in cui escono i numeri sulle assunzioni in ruolo e si moltiplicano le domande e lo sconforto.

 

Pochi, davvero pochi i partecipanti rispetto alle migliaia di persone che perderanno il posto di lavoro. Tante, invece, le bandiere dei sindacati…

 

Una ulteriore conferma del fatto che gli insegnanti di questa città non si sentono veri lavoratori?

 

In questi giorni a Milano i 50 operai della Innse lottano strenuamente contro la chiusura della fabbrica per la quale lavorano e i cui affari, nonostante la crisi, vanno bene. In 5 (quattro operai e un sindacalista) si sono barricati all’interno e occupano (simbolicamente) l’azienda.

 

È un esempio di quello che i lavoratori che tali si reputano sono disposti a fare per non farsi scippare il pane dalla tavola.

 

Per quanto ci riguarda saranno circa 1200 le persone che non prenderanno incarico quest’anno. Anche i tagli sul sostegno sono stati confermati, così come l’aumento del rapporto insegnante-alunno. Nessun favore a nessuno, ovviamente neanche ai più deboli e bisognosi d’aiuto.

 

Cosa comporta questa situazione?

 

Intanto la qualità della scuola viene messa in discussione. I nostri bambini si troveranno ad essere, alla scuola primaria, seguiti da un solo insegnante ma il numero degli alunni per classe aumenterà. Non è improbabile che l’insegnante abbia già una certa età che, se da un lato significa grande esperienza, dall’altro significa anche grande stanchezza. Quest’insegnante fino allo scorso anno scolastico era specialista in un’area d’insegnamento, che fosse umanistica, antropologica, scientifica o matematica poco importa. Aveva seguito dei corsi d’aggiornamento in quell’area, aveva sviluppato una metodologia efficace in quell’area. Ora come farà a ri-aggiornarsi e ri-sviluppare un metodo per le aree che non insegnava… nell’arco di un mese? E non parliamo delle lingue straniere, dell’inglese, passaporto per il mondo fisico e virtuale (che un bambino di sei anni gestisce con una padronanza che fa paura!). Un corso di cento - centocinquanta ore a che serve? Ve lo dice un’insegnante di inglese: a niente, soprattutto se quella lingua la devi andare ad insegnare.

 

Come si comprende bene, di informatica, multimedialità e nuove tecnologie non se ne parla nemmeno.

 

La situazione non migliora negli altri gradi d’istruzione. La mannaia dei tagli si abbatte paurosamente su alcune classi di concorso delle scuole medie come, ad esempio, italiano e storia. Ma d’altronde, in un paese che alla propria lingua e alla propria storia non crede e non tiene (Lega docet) cosa ci si aspetta?

 

Alle superiori la situazione è al momento apparentemente meno drammatica. Tolti i tagli trasversali al sostegno e alle varie discipline, sembra quasi che nulla cambi. Il fatto è che il ridimensionamento della rete scolastica, per quanto se ben fatto potrebbe portare a discreti vantaggi economici per lo stato, ha già creato, al termine dello scorso anno scolastico, una quantità notevole di sovrannumerari. Naturalmente se per italiano e storia (chissà perché poi sempre quelle) ho già un centinaio di sovrannumerari, non ci sarà nessun posto da conferire ad incarico annuale ai precari.

 

In più, tragicamente, vengono tagliati i posti degli osservatori contro la dispersione. Sembra un’inezia, ma in una città, in una regione in cui i ragazzini sono continuamente a rischio di essere ingaggiati dalle associazioni criminali (e ricordiamo che fino a 14 anni fanno un’ottima gavetta visto che non sono imputabili di reato, dopo di che diventano ottima manovalanza più o meno armata), sorvegliare, analizzare la dispersione (ovvero l’abbandono scolastico) è un compito molto delicato ed importante che consente, in caso di necessità, di allertare i servizi sociali e pure le forze dell’ordine.

 

Orbene, 1200 circa le famiglie che non possono contare su uno stipendio (che spesso è l’unico, visto che la famiglia monoreddito è una realtà sempre molto presente specialmente al sud). Come vivranno?

 

1200 disoccupati in più, e già in una regione in cui il tasso di disoccupazione non è proprio basso (in Sicilia si aggira sul 44%).

 

1200 specialisti, che hanno seguito corsi di studi molto specifici e caratterizzanti, che non avranno la possibilità di “riciclarsi” in un altro lavoro (a trovarlo…), visto che le loro competenze e le loro qualifiche sono esclusive.

 

1200 famiglie.

 

Se non è un dato da allarme sociale questo…

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