scritto da Clay

“C’era una volta l’intercettazione”…
Sembra ironicamente l’inizio di una fiaba, invece è il titolo del libro del magistrato Antonio Ingroia, con prefazione di Marco Travaglio,nato dall’indignazione del magistrato “sullo stato comatoso dell’informazione in Italia”.Ingroia, non affronta questioni tecniche per gli “addetti ai lavori”, ma scrive per dare un contributo d’informazione vera ai cittadini ,stanco delle bugie che i tg divulgano sul tema “intercettazioni”, stanco di chi insinua nella mente degli italiani la paura di essere “tutti intercettati”, per nascondere i pericoli insiti in alcune scelte legislative, quando tali scelte, non vogliono tutelare i cittadini e la loro privacy, ma solo una classe politica che non vuole essere controllata.“L’intercettazione, in una società dove ormai sono di uso nei reati, strumenti elettronici come il cellulare o l’ e.mail , è una tecnica necessaria, se non si vuole interrompere il controllo delle legalità” così sostiene Gioacchino Genchi, durante la presentazione del libro “C’era una volta l’intercettazione”, che si è tenuta giovedì 7 Gennaio 2010 a Bagheria.Essa, come afferma lo stesso Ingroia, è un elemento indispensabile per prevenire i reati, grazie al quale si sono scongiurati reati, omicidi, stragi e sequestrate armi ed arsenali.La nuova legge sulle intercettazioni metterebbe dei grossi limiti nello svolgimento delle indagini, poiché per avere le necessarie autorizzazioni , sarebbero necessari “gravi indizi di colpevolezza” sostituiti agli attuali “gravi indizi di reato”. Ingroia, così, mette in risalto l’enorme paradosso: Intercettare per trovare la prova o trovare la prova per intercettare?Non c’è palesemente nessun senso.Ma ancor più grave è “la bufala” secondo la quale, questa nuova legge non avrebbe ripercussioni sulle indagini per mafia, poiché esse stesse spesso nascono proprio da intercettazioni su indagini ordinarie, che lungo il loro corso a volte scoprono il coinvolgimento di soggetti mafiosi.Quindi le indagini per mafia che rimarrebbero, come dicono “loro”, indenni, sono solo quelle che riguardano i “soliti noti”, ovvero coloro che già si conoscono come mafiosi.A questo punto, prendendo esempio da Ingroia, penso che dovremmo essere tutti un po’ stanchi di essere manipolati da una politica che cerca di creare delle leggi dannose, per tutelare soltanto i propri interessi. .