IDV, il problema è solo De Luca?

scritto da Riccardo Kirghiso 

 

Sono passati i classici giorni della reazione, che in Italia sono sempre di meno, dal giorno del congresso di IDV dove per acclamazione della sala (circa 5000 persone) è stato deciso che IDV avrebbe appoggiato De Luca alla candidatura della Regione Campania. Subito escono (sopratutto sulla rete) la rabbia, la delusione, i commenti di chi aveva, fino a quel momento, creduto quantomeno un po’ che IDV potesse e volesse portare avanti le battaglie di cui parlava sperando che questo partito potesse rappresentare un nuovo modo di fare politica.
I commenti si sono concentrati tutti su De Luca e in particolare sui suoi problemi giudiziari (imputato per associazione a delinquere) chi cercando di giustificare la scelta con la ridicola motivazione “ha promesso che si dimette se viene condannato” che sa molto della promessa (non mantenuta spontaneamente) di Cuffaro chi prendendo le distanze da questa scelta.
Ma può bastare questo? Prendere le distanze o indignarsi solamente per i suoi problemi giudiziari è semplicemente superficiale , come se anche senza problemi giudiziari allora De Luca potesse essere candidato o appoggiato da IDV. Ma purtroppo non è così in quanto il candidato che appoggia (o meglio la maggior parte di IDV, e palesemente di chi lo ha acclamato) ha obiettivi di programma opposti a quelli di IDV o quantomeno a quelli che dice di voler perseguire. Infatti De Luca per dirne qualcuna è a favore degli inceneritori (in realtà anche Di Pietro una volta a Matrix, nonostante il loro pericolo già si conoscesse, si espresse a favore delle macchine crea-tumori, ma poi ha cambiato idea forse…) ed è contrario a padre Alex Zanotelli e alla sua lotta sacrosanta per mantenere l’ acqua pubblica.
Insomma De Luca non è appoggiabile non solo per i suoi problemi giudiziari, già di per se gravi in stile vecchia politica, ma perché ha modalità e obiettivi opposti a quelli che IDV vanta.
Ma viene naturale chiedersi, guardando il congresso e le alleanze e sopratutto le prese di distanza di vari esponenti di IDV, ma il problema è solo questa acclamazione (barzelletta come è stata definita qui da Peter Gomez) di De Luca?
Analizziamo se IDV ha solo questo problema o meno: in 12 regioni su 13 (o comunque il numero è molto vicino a questo) IDV si è alleata con il PD. Per capirci si è alleata con i D’ Alema, Violante, i Gentiloni (caso Rete4- Europa 7 questa sconosciuta) o i Bersani definito da Di Pietro come amico(!!!). Sintetizzando IDV si allea con i migliori alleati del PDL-Lega per batterli, e appoggia De Luca (uno che ha un sistema clienterale e che mentre diceva che a Salerno non c’è la camorra non riusciva ad impedire che la camorra si infiltrasse nelle gare pubbliche del comune come denuncia Fausto Morrone, candidato regionale) per “battere” un altro camorrista come Caldoro, un metodo logico no?
Ma IDV non si ferma qui, nonostante ci sia chi all’ interno del partito non vuole l’ alleanza con l’ UDC dei Cuffaro, dei Saverio Romano , dei Cintola IDV cosa fa? si allea con l’ UDC in Piemonte e nelle Marche.
E’ chiaro quindi che il problema non è solo De Luca, ma il partito IDV che ha svoltato verso il classico sistema allineandosi a quel sistema di partiti che voleva combattere creando (a parole) un’ alternativa pulita. Esaminati questi aspetti, che sono solo alcuni dei tanti descritti in vari articoli, quello che il leader Di Pietro ha fatto verso chi ha creduto nelle sue parole di cambiamento, di moralità, di etica e di coerenza si chiama tecnicamente “pigghiata pu culu” in siciliano o più chiaramente presa per in giro.
Ci si ritrova quindi con un partito in cui leader ha preso in giro chi credeva nelle parole dette, il 95% del congresso che acclama un De Luca sopradescritto e un partito che si allea con gli alleati di chi si vorrebbe battere.
Davanti a tutto questo la scelta di chi all’ interno di Idv crede ancora che tutto ciò possa essere modificato, risulta quantomeno illusoria (visto che non si possono buttare fuori il 95% dei delegati e il proprio leader nominato sempre dagli acclamatori) o fine a mantenere una posizione politica che potrà nel migliore dei casi ad ottenere qualche piccolo risultato in singole battaglie ma sicuramente non a creare il vero cambiamento che ci si auspicava (e che molti vogliono) e in cui le persone possano trovare la forza e la credibilità nei propri dipendenti politici. In ogni caso non c’è sicuramente da andarne fieri di un partito del genere.

Riccardo Kirghiso

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