scritto da Fonso Genchi
Riporto un articolo apparso sul “Corriere della Sera” il 13 novembre 1997 perché dà alcuni spunti di riflessione su un tema di grande attualità anche oggi (forse ancor più che nel 1997).Alcune riflessioni sono banali ma inevitabili; come la considerazione che il “lumbard” Maroni conosce lo Statuto della Regione Siciliana (che lui, erroneamente o di proposito, chiama “Regione Sicilia”) meglio di molti siciliani. Altre pongono degli inquietanti dubbi: perché una parte, minoritaria ma considerevole, della società siciliana è insensibile o addirittura contraria all’applicazione dello Statuto? Preferisce il centralismo statale assistenzialista o è, più semplicemente (e più preoccupantemente), ignorante sul tema e, con un abbaglio clamoroso, addebita l’assistenzialismo e gli sperperi al fatto che siamo regione a statuto speciale?
STATUTO SICILIANO TRADITO, PAROLA DI ROBERTO MARONI
Modello Sicilia, Maroni applaude Fini: “ Bravo ma non mi farà litigare con Bossi
Referendum in tutte le Regioni sul sistema del ‘ 46. Piace forse anche a D’ Alema.
L’INTERVISTA
ROMA – Onorevole Maroni, la via siciliana al federalismo che lei propone ha fatto un adepto importante: Gianfranco Fini di Alleanza nazionale. Contento?
“Beh, sono soddisfatto, perché sono stato il primo a proporre di accordare alle Regioni del Nord lo statuto della Regione Sicilia, accantonando l’idea della secessione…”.
Fini, a Mestre, ha approvato la proposta di indire dei referendum per “far assumere ai poteri delle Regioni quella corposità già attribuita alle Regioni a statuto speciale”
“Beh, mi fa piacere…”.
Non solo, ma Fini aggiunge che finalmente la Lega prende le distanze dalle “carnevalate fuori tempo di Bossi”…
“Se Fini vuol farmi litigare col lider maximo del Carroccio non ci riuscirà, anche perché Umberto non ha bocciato la proposta che ho avanzato a titolo personale… Anche perché non tutti hanno capito che io propongo di accordare alle Regioni del Nord lo statuto speciale della Regione Sicilia approvato nel giugno del 1946, ma che non è stato mai attuato.
La Sicilia di oggi è una Regione assistita, che dipende totalmente da Roma, non ha nessuna autonomia reale, ed è diventata uno staterello ancora piùcentralista del governo romano…”.
Insomma, un disastro…
“Si’, perché la Sicilia ha preso solo il peggio dell’autonomia prevista dallo statuto del 1946 che disegnava una Regione che fa da sé, vive dei propri redditi, ed è responsabile dell’organizzazione del territorio, delle strutture, della scuola, dell’industria… Una Regione che dovrebbe avere con lo Stato italiano un rapporto federativo molto tenue, che in teoria consiste nell’attuare la Costituzione italiana, e non le leggi dello Stato, perché la Sicilia dovrebbe darsi le proprie leggi.
Secondo lo statuto del 1946, ripeto, mai applicato, la Regione Sicilia dovrebbe tenersi tutte le tasse pagate sul proprio territorio, e se non ha redditi sufficienti a garantire un livello di vita pari alla media nazionale dovrebbe intervenire lo Stato con un fondo di solidarietà che finanzia gli investimenti, e non le false pensioni di invalidità.
Se uno statuto del genere fosse applicato alle Regioni del Nord si realizzerebbe una formula di autogoverno che porrebbe fine al centralismo attuale”.
A quali Regioni pensa?
“A tutte le Regioni che noi chiamiamo a far parte della Padania ossia Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia, Liquria, Friuli, Trentino, Alto Adige e Val d’Aosta.
L’importante è che lo statuto speciale per le Regioni del Nord preveda tre punti chiave:
piena autonomia fiscale; competenza esclusiva in materia legislativa nell’ambito dei principi costituzionali; e, infine, che la proprietà cli tutti i beni dello Stato passi ai Comuni, alle Province e alle Regioni. Prendendo alla lettera lo statuto del 1946 lo Stato italiano puo’ entraie in Sicilia solo col permesso della Regione: non ci sono più prefetti, questori, intendenti di finanza. A noi questo sta bene”.
Ma questo statuto del 1946 non è mai stato attuato…
“Beh, è stato tradito perché la Sicilia ha rinunciato all’autononia finanziaria per l’assistenzialismo”.
Ma come si fa a chiedere alle Regioni del Nord se sono interessate?
“Facciamo un referendum consultivo in tutte le Regioni, del Nord e del Sud, chiedendo ai cittadini se vogliono lo statu quo, un rafforzamento dei poteri regionali, o lo statuto speciale che piace anche a Fini, a D’Onofrio, a La Loggia, a Provenzano, e forse anche a D’Alema”.
Se passasse la proposta di statuto speciale la Lega rinuncerebbe al cavallo di battaglia della secessione?
“Lo statuto siciliano applicato alle Regioni del Nord piacerebbe alle diverse anime della Lega. Naturalmente non si tratterebbe né della Padania ne della secessione, ma nemmeno del regionalismo all’acqua di rose o del falso federalismo uscito dalla bicamerale: sarebbe una formula di autogoverno che accontenterebbe sia gli italianisti ad oltranza che i federalisti della prima ora”.
Ballardin Gianfranco (13 novembre 1997) Corriere della Sera – Pagina 6















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