GIULIA DI VITA
Candidata al Consiglio Comunale
Nata a Palermo il 24/11/1984
Vive a Palermo – Quartiere Uditore
Studentessa | Curriculum Vitae
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E-mail: giulia.divita@gmail.com | Skype: giulia_the_princess
“E’ proprio bella via Notarbartolo a quest’ora. Il cielo cambia colore, si accendono pian piano le luci dei lampioni, delle case, dei negozi e guarda quanta gente in giro a piedi! Ma che bello!”
Mia sorella dopo avere osservato attenta dal finestrino dell’auto, volge lo sguardo di nuovo verso di me, sorride ed esclama: “Grazie!”
Resto un attimo interdetta. Sono abituata alle stranezze, sue e del mondo, ma questa proprio mi ha stampato un punto interrogativo sulla faccia.
“Grazie?! Ma… non parlavo di te, dicevo che lì fuori è davvero molto…” Ma nel momento esatto in cui le chiesi spiegazioni capii, e sorridere a mia volta fu inevitabile.
Lei ricambiò con un sorrisetto, stavolta di soddisfazione, e tornammo entrambe a guardare fuori dal finestrino compiaciute.
E’ bello pensare che se qualcosa di buono c’è nella città in cui vivi, in parte è anche merito tuo perché tu sei parte di quella città.
Com’è giusto anche il contrario, se qualcosa di brutto c’è nella tua città, in parte è anche a causa tua.
Ai palermitani capita all’ordine del giorno di sentirsi dire che la propria città è meravigliosa, intrisa di storia, arte e cultura, si mangia e si vive bene. “Grazie, si, Palermo è un sogno!”.
E capita, altrettanto, di sentirsi dire che la propria città è sporca, inefficiente, che non si rispettano le regole, che guidiamo da incivili. E se ai complimenti rispondiamo con un bel “grazie” come fosse merito nostro, in questo caso dovremmo rispondere quanto meno “Si, è anche colpa mia” come fosse demerito nostro.
E invece no, la colpa è sempre di tutti, dalla mafia a quelli che se ne vanno da qua, ma mai nostra. E poi in fondo “Chista è a zita”. Vero?
Bene, per me no: “A zita av’a canciari!”.
Faccio parte di questo gruppo, in seguito Movimento Cinque Stelle, dai tempi del primo V-day dell’8 Settembre 2007. L’idea mi entusiasmò parecchio, ebbi per la prima volta la sensazione di qualcosa di importante ma allo stesso tempo di accessibile e aperto, a cui anche io, ragazzina di 22 anni, potevo prendere parte e soprattutto fare la mia parte. Fino a quel momento ero sempre stata combattuta, da un lato, dalla voglia di fare qualcosa e la rabbia per tutte le ingiustizie e le storture che ero costretta a vedere e, dall’altro, il senso di impotenza, di solitudine e rassegnazione che mi circondavano. In un Paese che sembra abbandonato a se stesso tra il disinteresse e l’indifferenza, la passività e l’attesa perpetua di qualcuno che faccia qualcosa, tra una partita di calcio e una puntata del Grande Fratello, ho trovato l’oasi nel deserto: fantastiche persone, capaci di enormi sacrifici sempre col sorriso sulle labbra e il cuore caldo e insieme a loro nuovi modi di pensare e di affrontare la vita e le difficoltà, basati sempre sull’impegno personale e la partecipazione e che ci hanno portati e ci portano a conoscere altre fantastiche persone capaci delle stesse cose ognuno a suo modo e nei propri interessi, come se ci fosse una Palermo diversa, spesso nell’ombra ma che senza la quale forse non si riuscirebbe nemmeno più a sopravvivere in questa città.
Nonostante questo non è sempre stato semplice. Dopo la laurea in Ingegneria Gestionale ho continuato a studiare sempre qui per la laurea magistrale e l’anno dopo sono partita per la Svezia, 9 mesi soltanto.
Sono ritornata in tempo per il F.A.T.A. Festival 2010, la prima edizione. Ero a pezzi.
Vedevo nuovi e vecchi amici del Movimento indaffarati nella frenesia dell’evento e mi chiedevo perché lo stessero facendo, li guardavo come fossero piccole formichine che lottavano contro una quercia indistruttibile.
“Ma che sei tornata a fare? Spicciati a laurearti e ritornatene in Svezia!” Già. La Svezia: la puntualità degli autobus e il segnalatore alla fermata che ti informa anche sui minuti di attesa, le piste ciclabili sempre in ottimo stato anche durante le bufere di neve, le file perfette uno per uno, la pulizia e l’ordine anche nei più piccoli vicoletti, la raccolta differenziata “retribuita”, l’inglese parlato dal bambino alla vecchietta, ….
Ho odiato tutto di Palermo, in fondo bastano solo 3 ore di aereo e tutta la fatica svanirebbe di colpo, niente lotte, nessuna protesta o manifestazione, petizioni, raccolte firme, sit –in, leggi e regolamenti da studiare, consigli comunali da riprendere e pubblicare, denunce da fare, siti da aggiornare, articoli da scrivere, banchetti da allestire, ecc… Basta!
Però…però casa mia è questa, io appartengo al sacchetto d’immondizia gettato alla rinfusa fuori dal cassonetto così come all’acqua cristallina di Mondello ad Aprile. In Svezia in realtà mi sentivo quasi inutile, tutto sembrava fin troppo facile, tra le varie “fortune” che mi sono capitate mi è successo anche di essere stata operata e lì quattro infermiere erano solo per me, così è davvero fin troppo facile. Per chi resta non lo è affatto e io potevo solo parlare di Italia e di Sicilia ad ogni occasione per spiegare che c’è anche altro oltre la mafia, politici corrotti, pasta e pizza. E più ne parlavo più mi sentivo lontana da casa e di nuovo combattuta tra il volerci tornare e voler andare sempre più lontano.
Adesso però sono qua. Se dovessi stare a guardare e potessi solamente lamentarmi sarei costretta a riprenderlo nuovamente quell’aereo per la Svezia e di corsa. Per riuscire a stare qui devo necessariamente darmi da fare e ho la fortuna di avere trovato già il modo per farlo.
Il Movimento Cinque Stelle è il mio modo per farlo.
Prima pensavo che fossimo davvero in una brutta condizione e che ci fosse bisogno dell’impegno di ogni cittadino per rimettere in sesto le cose, adesso invece so che siamo davvero in una disastrosa condizione e che l’impegno di ogni cittadino è indispensabile per rimettere in sesto le cose.
Magari io non vedrò mai una Palermo modello svedese, e non è nemmeno il mio sogno a dire il vero, magari un giorno però sarà una città in cui sentirsi liberi e ben accolti e mi piace pensare di potere sorridere e dire “Grazie! E’ anche merito mio!”.
Giulia Di Vita – M5S













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