Green Economy: economia locale ed economia sociale

La nostra visione di Palermo (e della Sicilia) si fonda su di una nuova economia a misura d’uomo e della natura, non del denaro e della speculazione finanziaria; le idee economiche che proponiamo, seppure derivate da solide basi di ricerca economica, non vogliono essere un punto di arrivo bensì un percorso da percorrere e migliorare insieme a tutti coloro che desiderano il cambiamento. Perché il cambiamento dipende solo da noi.

Per green economy si intende un modello di sviluppo economico basato sul benessere complessivo, quindi non solo in termini monetari, e sull’equità sociale; uno sviluppo sostenibile con cui si intende, secondo la definizione del Brundtland Report del 1987 dell’ONU, “uno sviluppo che permette di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni”. Lo sviluppo sostenibilie ruota attorno a quattro componenti fondamentali:

  • Sostenibilità economica: intesa come capacità di generare reddito costante e lavoro sicuro per il sostentamento della popolazione;
  • Sostenibilità sociale: intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano (sicurezza, salute, istruzione, ecc.) equamente distribuite fra tutta la popolazione;
  • Sostenibilità ambientale: intesa come capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali;
  • Sostenibilità istituzionale: intesa come capacità di assicurare condizioni di democrazia reale e partecipazione ai processi decisionali.

Considerata la situazione attuale dell’economia siciliana quindi anche di quella palermitana, le soluzioni che vorremmo proporre per fare ripartire l’economia reale prendono spunto da due azioni di politica economica che rappresentano due strade che vorremo seguire in parallelo: una politica economica di sviluppo locale e una politica economica di sviluppo sociale.

 

Politica Economica di Sviluppo Locale

La base del concetto di Sviluppo Locale è collegato all’acquisto locale, cioè la preferenza ad acquistare beni e servizi prodotti localmente rispetto a quelli prodotti altrove.

 Idee e pratiche per sviluppare l’economia locale.

1. Riconvertire la domanda: la domanda interna deve essere soddisfatta dalla produzione interna, in modo da creare nuovi posti di lavoro; la domanda non soddisfatta deve riguardare beni la cui tracciabilità è totale se italiani, se esteri devono appartenere al commercio equo e solidale, se possibile bio, con qualità controllata da enti non-profit non-governativi internazionali; bisogna attrarre gli investimenti esteri che portano ricchezza reale, aziende estere che investono gli utili sul territorio; le aziende che investono in modo reale e duraturo devono godere di esenzioni fiscali, le altre devono avere una maggiorazione fiscale: nessun protezionismo, però bisogna fare pagare chi non investe nel territorio in modo da evitare il drenaggio di denaro verso l’esterno, mentre invece mantenere il denaro all’interno del territorio produce un effetto moltiplicatore locale.

2. Incentivare l’economia reale:

Agricoltura.

Passaggio graduale all’agricoltura biologica, sinergica e in permacultura, disincentivando l’utilizzo di prodotti chimici anche con apposite campagne di sensibilizzazione.

Introduzione della filiera corta: dal produttore al consumatore, in modo da ridurre i passaggi così da mantenere basso il prezzo finale anche grazie allo sviluppo dei GAS (gruppi di acquisto solidali) e dei mercati e fiere del contadino.

Artigianato e apprendistato.

Da rilanciare per creare posti di lavoro con produzione sia per il mercato interno che per quello non interno anche grazie allo sviluppo dell’e-commerce secondo i sistemi più moderni.

PMI (Piccole e Medie Imprese).

Sportello unico per l’imprenditoria.

Incentivi per le imprese locali e per attirare PMI estere (che però devono investire una buona parte degli utili nel territorio), anche mediante l’utilizzo delle ZFU già esistenti in Sicilia e la richiesta per Palermo.

Riduzione dei tempi per iniziare attività imprenditoriali (proposti 3 mesi per la presentazione dei documenti dall’inizio dell’attività).

Ridurre la tassazione, anche in base ai livelli di occupazione.

Facilitare l’accesso al credito.

Vedi Politica Economica di Sviluppo Sociale in basso.

Riduzione del costo dell’energia.

Utilizzare tutte le soluzione tecnologicamente esistenti per ottenere l’autonomia energetica sia per la pubblica amministrazione che per i privati. (leggi la proposta sulla “Politica Energetica” della stella “Sviluppo e Nuove Tecnologie”)

Turismo.

Destagionalizzare il turismo aumentando, diversificando e migliorando l’offerta in modo da avere flussi costanti. Dobbiamo puntare su di un turismo orientato verso la domanda offrendo, soprattutta estera, offrendo qualità. Il clima e la invidiabile posizione geografica ci permettono di puntare ad essere una delle principali mete turistiche d’Europa.

Dove trovare i finanziamenti per lo sviluppo.

Riforma delle società controllate e partecipate del Comune.

Le SpA controllate dal comune non devono essere in perdita, tranne nei casi eccezionali derivanti dal tipo di servizio offerto (per esempio il trasporto pubblico), quindi i manager devono essere capaci di mantenere le promesse espresse nei bilanci previsionali senza attendere il risanamento da parte del Comune, mantenendo al contempo un elevato livello di servizio.

Non si devono effettuare assunzioni “politiche” ma solo per necessità di organico in relazione al servizio.

Vendita delle partecipazioni non necessarie: il Comune non è una holding finanziaria.

Riduzione dei costi della politica e dell’amministrazione.

Taglio degli stipendi più elevati e dei gettoni, eliminazione dei doppi incarichi e delle assunzioni fittizie, introduzione di chiari parametri di efficacia ed efficienza dell’attività della Pubblica Amministrazione, riduzione della discrezionalità quando si trasforma in arbitrio, riforma delle circoscrizioni secondo criteri di efficacie ed efficienza, snellimento delle procedure burocratiche secondo il principio che la Pubblica Amministrazione deve essere al servizio del cittadino, non viceversa. (leggi le proposte della stella “Comune e Cittadini”)

Fine del lavoro assistenzialista.

Non bisogna assumere personale non necessario o avere categorie privilegiate (tranne nei casi previsti dalle legge) bensì offrire occasioni di lavoro per cooperative che possano soddisfare la domanda di servizi di cui il Comune necessita davvero.

Non si auspica nessun licenziamento ma altresì il personale deve essere a disposizione del pubblico, in relazione ai servizi di cui questo necessita: per esempio estendere l’orario di apertura di alcuni uffici pubblici (sebbene auspichiamo degli sportelli on-line grazie ai quali i cittadini non abbiano pià bisogno di recarsi presso gli uffici pubblici) nonché mantenere aperte almeno 12 ore al giorno le attrazioni turistiche.

Utilizzo efficiente dei fondi comunitari.

I fondi non devono essere soltanto spesi ma devono essere spesi bene, quindi con reali controlli di efficacia ed efficienza della spesa.

3. Abbandonare la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) grazie ad una filiera siciliana della qualità che integri produzione, distribuzione e consumo; il consumo deve essere critico e ragionato, basato sul biologico controllato dagli stessi consumatori (cioè non bisogna limitarsi alla certificazione). Bisogna altresì abbandonare il consumo compulsivo desiderato e spinto dalla GDO e dai centri commerciali grazie a pubblicità mirata a tale scopo; la pubblicità deve essere regolamentata fornendo incentivi a quella di aziende locali certifcate grazie all’aumento di costo per quella di aziende non locali;

4. Creare un marchio di qualità per Palermo che sia riconosciuto in tutto il mondo, magari gestito da un development trust (vedi Politica Economica di Sviluppo Sociale). Si propone un festival internazionale dello street food, cioè del cibo venduto e preparato per strada come arancine, panelle, pane con la milza, stigghiole, ecc. di cui noi palermitani siamo fieri e in relazione al quale Palermo è considerata dagli una delle capitali mondiale;

5. Allontanarsi dalle logiche esclusivamente competitive: ogni operatore economico, cioè dal produttore al consumatore, si trova sulla stessa barca: bisogna passare da ciò che è definita economia predatoria, dove i grandi stati e le multinazionali derubano i piccoli stati e le piccole aziende (una deriva peggiorativa dell’economia di libero mercato, libero mercato che in realtà possiamo dire che non esiste, come dimostrato da George Akerlof, premio Nobel per l’economia) ad un’economia basata su comportamenti cooperativi, rendendo virutosi quelli competitivi;

6. Sviluppare alternative alla moneta: per esempio il progetto ŠCEC. Lo ŠCEC Šolidarietà ChE Cammina– rappresenta lo sconto (tecnicamente detto “abbuono”) che i soci di arcipelago ŠCEC (privati cittadini, professionisti, aziende) decidono di riconoscersi a vicenda in tutti i loro scambi economici (beni e servizi). Lo ŠCEC viene distribuito gratuitamente a tutti coloro che si iscrivono al circuito locale.

7. Agevolare la formazione di aziende del ciclo dei rifiuti, poiché i rifiuti sono una risorsa preziosa. (leggi la proposta su “Gestione Rifiuti: Strategia Rifiuti Zero” della stella “Ecosistema Urbano”)

Politica Economica di Sviluppo Sociale

 Lo Sviluppo Sociale si collega al concetto di Economia Sociale o Economia Cooperativa, con cui si intende il terzo settore dopo il settore privato e quello pubblico. In particolare le imprese sociali sono da considerare un potente volano dell’economia reale per realizzare il benessere dei cittadini, non solo in termini puramente monetari ma certamente senza escludere questi.

Fra le imprese sociali di particolare rilevanza si considerano le seguenti:

a) le Cooperative: per il codice civile italiano (TITOLO VI. Delle società cooperative e delle mutue assicuratrici), una società cooperativa è una società costituita per gestire in comune un’impresa (un’attività economica professionalmente organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi) che si prefigge lo scopo di fornire innanzitutto agli stessi soci (scopo mutualistico) quei beni o servizi per il conseguimento dei quali la cooperativa è sorta. Per approfondire clicca qui.

b) il Credito Cooperativo (BCC) è una rete di banche, costituite nella forma giuridica della società cooperativa, già conosciute con il nome di Casse rurali ed artigiane (CRA). Per approfondire clicca qui.

c) le Banche di Sviluppo della Comunità (anche chiamate “banche dei poveri”): operano nel campo della microfinanza, ovvero nell’erogazione di servizi finanziari (quali, ad esempio prestiti, gestione del risparmio ed assicurazioni) caratterizzati da importi unitari molto bassi (equivalenti a pochi euro o decine di euro) a soggetti che il settore bancario tradizionale considera “non solvibili”. Per approfondire clicca qui.

d) Banche senza interessi. Jak Italia: lo strumento principale attraverso il quale il progetto JAK si concretizza è un sistema di risparmio e prestito senza interessi. Per approfondire clicca qui.

e) Development Trust (fiduciarie di sviluppo): organizzazioni che operano nei Paesi anglosassoni che:

- sono basate nella comunità oltre ad essere possedute e dirette dalla comunità

- operano nella rigenerazione economica, ambientale e sociale di un’area o comunità

- sono indipendenti ma cercano di lavorare in partnership con organizzazioni private, volontarie e pubbliche

- sono autosufficienti o mirano all’autosufficienza, e non hanno come interesse il profitto.

Non ci sono particolari forme legali richieste per la loro costituzione anche se molte si costituiscono come ONLUS. Esistono oltre 500 development trust nel Regno Unito, coordinati dal Development Trusts Association (DTA).

Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Development_trust

Sempre nell’ambito dell’Economia Sociale, è non solo opportuno ma anche necessario che tutte le imprese private, non solo quelle sociali partecipino al benessere sociale del luogo nel quale si trovano: il profitto deve certamente esserci ma parte di questo deve essere reinvestito nel territorio, che sia per assumere personale oppure per progetti di utilità sociale. Serve un patto sociale fra le componenti della società per formare una comunità locale basata sui principi di mutualità e solidarietà dove tutti devono sentirsi responsabili del benessere collettivo. Questo comporta, come contraltare, che non saranno ammessi comportamenti in economia denominati da free-rider, cioè di colui che beneficia di servizi senza pagarne il prezzo (pur potendo) o senza averne di diritto. Ciò di interventi da parte del comune sia a livello preventivo mediante campagne di pubblicità sociale che utilizzano strumenti di marketing sociale (per la definizione di marketing sociale vedi sotto), sia attraverso interventi repressivi, comunque tendenti all’inserimento sociale, nei confronti di lavoratori e fasce di popolazione che drenano ricchezza senza contribuire in alcun modo verso la colletività.

Un elemento importante per evitare truffe, presenti anche nel terzo settore, è la chiarezza e pubblicità delle operazioni e dei bilanci, nonché dei compensi percepiti da chi ci lavora: tale trasparenza scaturisce direttamente dalle finalità delle aziende del terzo settore, che operando secondo i principi dell’Economia Sociale non negano l’arricchimento privato ma lo considerano subordinato all’arricchimento collettivo.

Idee e pratiche per sviluppare l’Economia Sociale:

1. Dire addio al PIL: usare indicatori alternativi tra i quali l’Happy Planet Index e il FIL (felicità interna lorda) per citarne alcuni. Il PIL, giusto per fare un esempio, prevede un aumento di ricchezza anche con la produzione e vendita di armi, la produzione e vendita di medicine, rimanere bloccati nel traffico (si consuma più benzina) altri indicatori no. Questo passaggio è tra l’altro in linea con quanto sta facendo l’ISTAT col progetto BES per misurare il benessere equo sostenibile.

HPI:    http://www.happyplanetindex.org/

FIL:    http://it.wikipedia.org/wiki/Felicit%C3%A0_interna_lorda

BES:   http://www.misuredelbenessere.it/;

2. Sviluppare gli strumenti della cooperazione locale: l’associazionismo, il cooperativismo, oltre al confederalismo e al federalismo tra soggetti economici anche associativi;

3. Passare da una mentalità egoistico-assistenziale, seconda la quale si ricerca il posto fisso, meglio se nelle istituzioni pubbliche anche se il settore pubblico non avrebbe bisogno di altro personale, ad una mentalità cooperativo-imprenditoriale, dove le idee sono messe a disposizione di coloro che le possono realizzare insieme ad un supporto di esperienza per realizzarle al fine di permettere a tutti di crearsi il proprio lavoro. La mentalità cooperativo-imprenditoriale deve essere insegnata nelle scuole;

4. Puntare sul consumo critico, da insegnare nelle scuole sia attraverso lezioni sia attraverso mense che usino seguano tale sistema;

5. Sviluppare una pubblicità sociale finalmente efficace ed efficiente usando il marketing sociale, cioè l’utilizzo delle strategie e delle tecniche del marketing per influenzare un gruppo target ad accettare, modificare o abbandonare un comportamento in modo volontario, al fine di ottenere un vantaggio per i singoli individui e/o la società nel suo complesso;

6. Campagne di sensibilizzazione contro il grattaevinci e le macchinette, tasse dei poveri.

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