Politica Energetica

Dalle stime del Piano energetico ambientale regionale siciliano, emerge che la
produzione di energia elettrica si attesta a circa venticinque mila gigawatt/ora, di cui il
95% da fonte termica (greggio e gas), il 3% da impianti idroelettrici e il 2% da fonti
rinnovabili (per lo più eolico). Le otto centrali termoelettriche disseminate nel
territorio isolano forniscono un contributo tale da creare un’elevata rigidità del
sistema di approvvigionamento, che nei fatti rende difficoltosa ogni manovra di
decarbonizzazione, se non affrontata dal basso e con strategie  che tengano conto di
politiche di contenimento dei consumi.
Palermo, in quanto capoluogo di Regione, deve raccogliere questa sfida e dimostrare di
potere essere un esempio per le altre realtà locali. Per queste ragioni dovrà impegnarsi nell’intraprendere un programma che si sviluppi non solo verso un impiego diffuso delle fonti rinnovabili, ma anche verso meccanismi di risparmio ed efficienza energetica.

In sintesi i punti nevralgici su cui dovrà articolarsi il programma energetico sono:

1. Decentramento produttivo:  creare le condizioni affinché si realizzi una
progressiva autosufficienza energetica degli edifici attraverso l’impiego di
moduli fotovoltaici e del solare termico. Ciò dovrà avvenire anche attraverso
l’inserimento nella regolamentazione urbanistica di percentuali minime
obbligatorie di energia prodotta da fonti rinnovabili a servizio dei nuovi edifici e
di quelli oggetto di ristrutturazioni rilevanti.

2. Diffusione dell’idrogeno:  preparare le condizioni favorevoli per la graduale
diffusione dell’idrogeno, sia come vettore energetico (abbinato  alle fonti
rinnovabili) che come risorsa per la mobilità veicolare.

3. Rinnovabili e impresa: incentivare nel settore industriale, e in particolare
presso le piccole e medie imprese, il ricorso alla produzione  energetica
decentrata con impianti di cogenerazione e di autoproduzione.

4. Efficienza e risparmio energetico: favorire l’adozione di sistemi di
contenimento degli sprechi sia nelle abitazioni private che nelle imprese,
attraverso campagne di informazione ed incentivazioni.

5. La pubblica amministrazione come modello: la pubblica amministrazione
locale dovrà rappresentare il modello da seguire per tutti i cittadini. Per questo motivo, gli uffici amministrativi nonché ogni altra struttura  aperta al pubblico (impianti sportivi, zone ricreative, parcheggi, ecc.) verranno dotati di impianti di produzione energetica da fonte rinnovabile nei limiti e nel rispetto della norme in materia di beni culturali. Inoltre gli edifici comunali dovranno adottare soluzioni idonee al contenimento degli sprechi (sostituzione delle  caldaie con apparecchi di nuova generazione alimentati a gas naturale, ammodernamento degli impianti di condizionamento dell’aria, istallazione di  pannelli solari per l’acqua sanitaria e impianti per il recupero dell’acqua meteorica, sostituzione degli infissi tradizionali con moduli termicamente isolati, sostituzione dei sistemi di illuminazione ad incandescenza con lampade a basso consumo energetico combinandoli, ove possibile, con sensori di presenza e  di illuminazione naturale).

6. Mobilità pubblica sostenibile: alla luce delle ultime soluzioni tecnologiche in materia di trasporti pubblici verdi, sostituire gradualmente la rete di trasporto urbano esistente con mezzi elettrici o a idrogeno ricaricabili in situ.
Diffusione – soprattutto nel centro urbano e possibilmente in prossimità dei parcheggi pubblici – di aree per il noleggio di biciclette elettriche ricaricabili attraverso impianti alimentati da fonti rinnovabili istallati nelle pertinenze.
Questo aspetto si inserisce, tra l’altro, in un più ampio progetto di rivisitazione urbanistica, che permetterà una progressiva riduzione del traffico veicolare al fine di garantire una gradualmente chiusura definitiva dell’asse viario centrale.

7. Sportelli informativi: sulla scorta dei molteplici strumenti di finanziamento creati in ambito comunitario e nazionale, nonché della normativa in materia di autorizzazione all’istallazione degli impianti energetici da fonte rinnovabile, predisporre sportelli aperti al pubblico idonei ad accompagnare i cittadini lungo tutto l’iter procedurale.

5 Responses to Politica Energetica

  1. Pingback: Oggi “M’illumino di meno”: giornata nazionale del risparmio energetico | Movimento Cinque Stelle Palermo

  2. pietro salvino says:

    errata corrige:
    la legge 10/1977 è la Bucalossi eno la “Bulassi”

  3. pietro salvino says:

    Aggiungo a quanto egregiamente esposto da Giampiero Trizzino
    che ci sono tanti modi in cui una amministrazione virtuosa può sganciarsi gradualmente da logiche speculatorie e allo stesso tempo ripartire con gli investimenti sul territorio rimettendo in moto i meccanismi di una sana economia.
    Tra i tanti spunti che sono presenti nel nostro programma mi permetto di ricordarne uno (sempre improntato al pragmatismo ed alla fattibilità) che ha il potenziale di riavviare la politica degli investimenti sul territorio in una logica di sostenibilità, eco compatibilità, promozione ad ampio raggio delle vocazioni “naturali” dello stesso: puntare ad un piano di investimenti usando gli introiti provenienti dall’incasso di oneri concessori e non quindi (come si fa scelleratamente ad oggi) per sopperire alla spesa corrente.
    Questa assurda pratica trova fondamento normativo purtroppo in una serie di provvedimenti che di proroga in proroga, di deroga in deroga, negli ultimi dieci anni hanno stravolto le finalità per cui i proventi degli oneri di urbanizzazione prima destinati dalla legge Bulassi la L.10/1977 erano destinati al titolo IV (entrate derivanti da alienazioni, trasferimenti di capitale e da riscossione di crediti ) non partecipando alla determinazione degli equilibri economici di previsione, così era previsto anche dall’art.3 del DPR 421/79 e successivamente dal’art.162, comma 6, del D. Lgs. 67/2000. Ma a partire dall’anno 2001, con il DPR n.380 del 6 giugno 2001 si cominciarono ad utilizzare i suddetti proventi per una quota prima non superiore al 50% per il finanziamento di spese correnti, lo stesso nel 2004 con il comma 43 dell’art.1 della legge n.311/2004 innalzando il limite di utilizzo al 75% salvo poi ritornare al 50% nel 2006 con il comma 713 dell’art.1 della legge n.296/2006 (finanziaria 2007) che prorogò ulteriormente la possibilità di utilizzare i suddetti proventi per “coprire” la spesa corrente.

    Si diede modo quindi agli enti locali di considerare i proventi da concessioni edilizie da introiti una tantum a tributi ordinari (come se il consumo di territorio da cui questi proventi erano originati fosse esso stesso ordinario, sic!) che quindi potevano essere compresi nel totale delle entrate da destinarsi indistintamente alla copertura delle spese secondo il principio ( assurdo ed antietico) dell’unità di bilancio liberando da ogni vincolo di spesa gli introiti.
    tornare ad investire nel risanamento e nella riqualificazione architettonica, energetica , ecocompatibile del patrimonio pubblico. Sganciare le entrate comunali provenienti dall’attività edilizia dalla spesa corrente è il primo passo verso un risanamento etico e materiale del territorio; si avrà così il contrasto del perverso meccanismo che vede l’amministrazione “interessata” al rilascio di concessioni edilizie solo in funzione di “guadagni” diretti da indirizzare in bilancio nella voce “spese correnti”. Le riqualificazioni architettoniche, urbanistiche , ambientali così finanziate avranno, inoltre, un ulteriore valore simbolico e dimostrativo per la cittadinanza che potrà apprendere e constatare l’efficacia e l’utilità delle buone pratiche ecosostenibili applicate in urbanistica ed in architettura.
    Questa è solo un’altra dimostrazione che ciò che programmiamo non è il frutto di un impeto di indignazione senza criterio ma è il frutto di una riflessione sugli effettivi modus operandi che possono portare la città non solo a risparmiare ma di nuovo a potere spendere laddove è giusto, laddove è sano!
    Comunque, caro Stef (chiunque tu sia), i tuoi dubbi sono assolutamente legittimi e il blog serve proprio a rispondere alle sacrosante domande di chi ci osserva; spero però che oltre a esprimere dubbi tu abbia la voglia di attivarti e di partecipare insieme a chi ha già scelto di non stare più a guardare e spenderti attivamente nel processo di cambiamento e radicale rinnovamento della attuale classe politica. Spero quindi di vederti presto ad una delle nostre riunioni dove potremmo approfondire meglio altri temi del nostro programma.
    Ciao e a presto.

  4. Giampiero Trizzino says:

    Caro/a lettore/trice, la tua corretta domanda meriterebbe una risposta degna di un incontro vis-à-vis piuttosto che di un breve cenno in un post. Ad ogni modo proverò ad essere esaustivo.
    A necessaria premessa devo rassicurati sul fatto che chi lavora su ogni singolo progetto del programma ha formazione, competenza ed esperienza per affrontare i profili e le questioni inerenti ai temi trattati.
    In secondo luogo e relativamente al programma energia, ogni suo punto è il frutto di uno studio comparato con gli obiettivi dello “scenario intermedio” del Piano Energetico Ambientale della Regione Siciliana (PEARS), che, come ben sai, costituisce sin dalla promulgazione della Legge 10/1991 la base della programmazione energetica sulla quale gli enti locali minori individuano le loro priorità operative.
    Ognuno dei sette punti del nostro programma è mutuato dal PEARS, ed in quanto tale è coerente con le prescrizioni regionali. Nulla è casuale. Nemmeno l’impiego dell’idrogeno.
    Venendo alla tua domanda, sono costretto ad anteporre un breve cenno sulla disciplina comunitaria.
    Ci chiedi se, prima di avere predisposto i punti del programma energia, abbiamo studiato il bilancio comunale. Noi, oltre a fare questo, abbiamo fatto molto altro.
    Come di certo saprai, la regolamentazione energetica, già da 1968 è stata oggetto di particolare attenzione da parte del Legislatore comunitario. Le famose Linee guida sulla “Common energy market” per l’integrazione dei mercati degli Stati membri sono soltanto l’inizio di una progressiva e costante presenza degli strumenti europei nei programmi energetici delle realtà locali, quali appunto Regioni e Comuni.
    L’atto unico europeo, il Trattato di Maastricht e quello di Lisbona (solo per citare i più importanti) sono una continua ed incessante dimostrazione di come la governace dell’energia elettrica non può e non deve essere lasciata solo nelle mani di chi governa le comunità locali, ma deve necessariamente essere coordinata a livello centrale, con programmi di sviluppo e di finanziamento.
    Riporto alcuni dati solo a titolo di esempio.
    Mettendo da parte gli strumenti posti in essere dalla Legislazione italiana (non dimentichiamo, infatti, che accanto al ben noto “Conto energia”, ormai giunto alla sua quarta “edizione”, si inseriscono gli strumenti predisposti dal recente D.lgs. 28/2011 attuativo della Direttiva 2009/28/CE), l’UE ha predisposto (e continuerà a farlo per i motivi di cui sopra) una serie di misure che agevolano l’accesso alle fonti rinnovabili nel territorio siciliano.
    Nell’ambito del FESR 2007-2013, ad esempio, è di circa sei miliardi e mezzo di euro la dotazione stanziata dall’UE per la Sicilia, dichiarata Regione a «obiettivo convergenza», cioè non ancora allineata all’economia media delle altre Regioni europee.
    Alcune di queste misure hanno già esaurito il loro ciclo di vita e il Comune di Palermo ha perso occasioni preziose.
    Un’amministrazione virtuosa – come quella che ci impegniamo a creare noi – è in grado di sfruttare le opportunità così come hanno fatto numerosi altri Comuni italiani.
    Tornando alla tua domanda, parlare di bilancio comunale in materia di pianificazione energetica è eccessivamente riduttivo. Siamo coscienti delle esigue risorse del Comune di Palermo. Ma – come detto – un’analisi complessiva degli strumenti finanziari necessari a dare attuazione a siffatti programmi deve necessariamente partire da un livello diverso da quello locale.
    Le occasioni sono numerose, occorre soltanto avere le capacità e lo voglia di riscattare Palermo.
    Il recente progetto comunitario “Smart city”, abbracciato dal Comune di Torino, è un altro esempio di come è possibile cambiare il volto di una città con l’aiuto (sostanzioso) dell’UE.
    Infine – ma non meno importante – il nostro programma e prima ancora la nostra ideologia mira ad una radicale riduzione degli sprechi delle spese con azioni semplici ed efficaci. L’iniziativa “Fuori i soldi dalla politica” ne è testimone.
    A tal uopo, ti invito a leggere il capitolo “Software libero nella PA” (all’interno della stella del programma di cui sono referente) per capire come da una gestione oculata è possibile risparmiare denaro pubblico al fine di veicolarlo su progetti di interesse generale, come appunto quello energetico.
    Molte altre città sono riuscite in questo.
    Basta poco. Basta soltanto la volontà di cambiare.

  5. stef says:

    “incentivazioni” – “strutture aperte al pubblico verranno dotati di impianti di produzione energetica da fonte rinnovabile”
    Con quali risorse finanziarie ?
    Quando si parla di questi argomenti si è coscienti se nelle casse del comune ci sono risorse sufficienti per potere finanziarie queste INCENTIVAZIONI ?
    Se non si è coscienti delle reali risorse economiche presenti nel bilancio comunale, tutti i programmi del mondo di destra, sinistra o dei movimenti civici locali sono solo un bel libro dei sogni. Niente più.
    Aggiornatevi prioritariamente sulle reali risorse economiche DISPONIBILI del comune, attraverso la lettura del bilancio pubblicato online, e poi individuate quelle voci di bilancio che, secondo voi, potrebbero soddisfare le esigenze economiche per finanziare le vostre azioni di programma (ad esempio queste incentivazioni di cui parlate o degli impianti). Questo potrebbe dare una attendibilità al programma.

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