PREMESSA
L’innovazione digitale ha colpito anche la Pubblica Amministrazione la quale ha
riconosciuto i vantaggi ad essa connessa. Dall’elaborazione dei testi, ai fogli di
calcolo al web, ogni singolo compito viene svolto mediante programmi informatici.
La corsa all’armamento informatico viene fatta spesso in modo sconsiderato e in
balia delle grandi major e dei relativi oligopoli. Vengono di continuo acquistati -
con denaro pubblico – sistemi operativi e applicativi a scatola chiusa, spesso del
tutto sovradimensionati per gli utilizzi reali. Si realizzano, in questo modo,
rapporti di dipendenza verso oligopoli che, difficilmente, si potranno rompere in
futuro senza perdere tutto o anche parte dei benefici ottenuti.
SOFTWARE LIBERO
L’espressione “software libero” si riferisce alla libertà dell’utente di eseguire,
copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software grazie alla
possibilità di conoscere il codice sorgente¹ .
Affinché un software possa definirsi davvero “libero” è necessario che sia in
grado di garantire quattro libertà fondamentali:
1. Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo
2. Libertà di studiare e modificare il programma in base alle esigenze
3. Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo
4. Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti
LOTTA AGLI SPRECHI
Dalle due tabelle allegate si capisce come, utilizzando un sistema basato su
applicativi liberi si riesce ad abbattere notevolmente la spesa legata
all’approvvigionamento informatico nelle Pubbliche Amministrazioni.
Inoltre con il software libero non si è vincolati a vita all’azienda produttrice, ma
piuttosto qualunque tecnico, che ne sia capace, può, leggendo il codice
sorgente, fornire assistenza personalizzata all’utente che la richieda.
In questo scenario non solo aumenta la competitività, ma si creano i
presupposti per la nascita di attività locali nel settore software. Che fino a
qualche anno fa erano solo appannaggio delle grandi multinazionali del
software proprietario.
Il software libero grazie alle sue licenze e alla possibilità di combinarsi può interagire con altro software libero, permettendo così di allestire agevolmente intere infrastrutture informatiche abbattendo drasticamente i costi della PA.
FORMATI APERTI PER UN ACCESSO CONDIVISO DEI DATI
I grandi marchi dell’informatica proprietaria tendono a sviluppare software che
producono dati secondo formati chiusi difficilmente leggibili da altre applicazioni.
Ciò espone gli stessi all’obsolescenza informatica.
La condivisione delle informazioni riveste un ruolo principale nelle moderne PA,
ma per parlare di essa bisogna prima parlare di standard.
Grazie agli standard gli utenti di sistemi e piattaforme informatiche differenti
possono condividere il proprio lavoro, avendo la garanzia che sarà sempre così.
IL SUPERAMENTO DELL’OBSOLESCENZA DELL’HARDWARE
L’obsolescenza degli apparati informatici è un problema per l’ambiente e per i
risparmi degli utenti. Si dismettono computer perfettamente funzionanti
soltanto perché l’ultimo programma o sistema operativo di turno sfoggia una
grafica da videogame, aggiungendo funzioni e utilità tanto inutili quanto
onerose in termini di calcolo informatico.
I nostri elaboratori, nel più dei casi, calcolano le stesse cose che calcolava 10
anni fa, ma le attuali interfacce grafiche dimezzano le prestazioni del nostro
hardware.
Anche in questo caso il software libero può offrire un vantaggio grazie alla
propensione alla scalabilità dei sistemi operativi e degli applicativi.
EDUCARE ALLA LIBERTA’
Il software proprietario basa il suo successo sul concetto di dipendenza. Fin da
giovani nelle scuole, nelle università e nei luoghi d’apprendimento veniamo
tempestati di corsi e materie su specifici software proprietari.
Così facendo non si fa altro che creare dipendenze al futuro utente, che una
volta inserito nel mondo del lavoro cercherà lo specifico software per il quale è
stato istruito.
Sviluppare corsi di formazione per l’utilizzo delle piattaforme libere è dunque
una premessa fondamentale per la diffusione delle stesse.
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